4 chiacchiere con… uno street artist cremonese, Marco Cerioli

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Come hai iniziato? Parlaci del tuo percorso.

 

Il mio percorso era destinato tutt’altro nella vita. Ho iniziato a studiare al liceo scientifico e dopo aver lavorato qualche anno in una ditta di traslochi che è fallita, ho deciso di rimettermi a studiare e, con il sostegno dei miei genitori, ho iniziato l’accademia di belle arti a Brescia.

Mia mamma è sempre stata anche lei molto artistica, mio padre è più pragmatico diciamo, è stato più difficile per lui accettare una strada artistica perché non ne vedeva il futuro. Comunque mi hanno spinto a fare l’accademia, dove ho fatto il corso di tecniche di decorazione classiche e durante questi anni di studi ho avuto la fortuna di incontrare Walter, fondatore di Orticanoodles a Milano.

Mi ha semplicemente chiesto se mi andasse di iniziare a collaborare con lui e da lì è iniziata la nostra collaborazione che tutt’ora dura. Adesso come adesso la mia collaborazione con Orticanoodles rappresenta 70 % del mio lavoro.

 

E con Orticanoodles, cosa fate esattamente?

 

Prima, lavorare con Orticanoodles è stato un po’ un trampolino di lancio, e lo è ancora, perché da solo, non ho ancora fatto nulla di significativo. Walter, il fondatore era un grafico pubblicitario e ha deciso 10 anni fa di intraprendere una carriera più artistica. Quindi sfrutta le sue competenze di pubblicitario e collabora con studenti ed ex studenti per le competenze puramente artistiche e tecniche. Lui faceva il professore all’accademia quindi è così che ci siamo incontrati. Fare la carriera di artista però non è semplice tutti i giorni… Riesco a vivere dell’arte, non ho le spese perché vivo ancora dai miei, ho la partita IVA regolare. E negli ultimi 2 anni la mole di lavoro e molto aumentata.

Orticanoodles ha formato un laboratorio situato nel quartiere Ortica di Milano, trasformando pian piano la loro attività in una vera e propria campagna di guerriglia urbana. Dal 2004 ha fatto così la sua comparsa nelle strade delle principali città europee, prima con operazioni di stickering e incollando manifesti, poi con creazioni basate su un codice pop incentrato sull’uso della tecnica dello stencil.

Le opere più recenti sono basate sul nuovo concept dello stencil on stencil, dove i ritratti di leader famosi, personaggi iconici o artisti si sovrappongono alle parole per creare un rapporto continuo tra il soggetto e il messaggio.

 

Ci sono degli artisti recenti che ti hanno influenzato o ispirato?

Banksy è un personaggio molto particolare, non posso dire che mi abbia influenzato perché la sua è una propaganda molto sottile e esplicita, molto politicizzata, i suoi messaggi sono spesso molto forti, molto d’impatto. Gli aspetti tecnici sono forse un po’ più risicati, anche se attraverso lo stencil, riesce ad ottenere bellissimi risultati.

Noi siamo più a fine artistico, di grande artisti come Obey, che hanno una forma più decorativa, ecco, pur mantenendo anche loro un significato molto specifico.

Altri artisti che apprezzo molto sono Patrick Commecy con i suoi trompe l’oeil che sono opere meravigliose e  C215 –con la sua tecnica di stencil che mischia macchie di colore, e chiaroscuri.

 

Lo street art è diventato anche un po’ una tendenza…?

Si, è anche il momento giusto per prendere questa strada, e lo street art ha adesso un significato molto particolare.

In effetti lo street art ha avuto un’evoluzione molto veloce. Street art è un termine molto generico che indica l’arte che prende il nome dal luogo dove si sviluppa però si divide in tante forme. Bisogna distinguere i graffiti, forma esclusiva, che tendono a escludere le persone che non fanno parte del mondo dei graffiti. A volte sono codici, non si legge neanche, è un modo di contestazione sociale. Anche se adesso il graffito si è evoluto e ci sono delle opere bellissime, nessuno pagherà per avere un graffito perché non ti permettono di entrare nel loro mondo.

Il muralismo, o decorazione murali, invece è inclusivo. Ne vediamo le origini anche prima degli anni 20 in Messico, ma il muralismo è presente anche nella bibbia! Ti permette di dare un’identità, di parlare delle origini delle cose.

E poi c’è un mix delle 2 cose, il grande calderone dello street art, opere figurative, legali, abusive, etc…

Parlando di identità, in certi nostri lavori, il significato è molto ricercato, adesso su un lavoro che abbiamo fatto a Milano, i papaveri sono il simbolo della lotta operaia, però e molto sottile, per uno che non lo sa, diciamo che il nostro lavoro è stratificato, penso che per uno che non lo sa, pare che sia un fiore, un’opera decorativa, floreale, per uno che conosce il significato del papavero, e il soggetto sul quale è rappresentato cioè un ex fabbrica, allora c’è uno strato in più.

 

Ho visto sui social molte vostre opere e il tema floreale torna molto spesso…

Si in realtà è un percorso che stiamo facendo, abbiamo iniziato con la rappresentazione di volti come primi lavori, e adesso ci siamo incentrati sul tema floreale per motivi tecnici e motivi più amministrativi, lavorando con l’amministrazione, perché è più difficile trovare un tema con cui accordarsi… veramente è quella la differenza con Banksy, lui lavora completamente nell’anonimato e nell’illegalità, noi invece abbiamo una committenza, e quindi dobbiamo sempre arrivare ad un compromesso.

Quindi come funziona, parlami un po’ del processo per poter arrivare a fare un’opera?

 

Ci sono tante vie per fare un’opera, i bandi, il passa parola, le agenzie tra noi e committenza (social responsability) a cui ci affidiamo spesso.  È un mondo molto difficile, come per esempio sapere che tipo di partita IVA aprire, noi siamo artisti e pensiamo solo a che cosa realizzare, ma dietro ci sono un sacco di meccanismi, come aprire un cantiere, l’occupazione del suolo, perché alla fine il muro è uno spazio pubblico! È ancora tutta una cosa da definire, pur essendo un lavoro molto antico. A volte fanno dei bandi su delle superfici che difficilmente riusciamo a fare, per il nostro lavoro dobbiamo essere minimo in 2, per poter fare una superficie di un certo tipo, dobbiamo essere in 4 o 5, avere la patente per carelli elevatori, o solo per rispettare una scadenza, e competenze tecniche che a volte sono maggiori di quelle artistiche. Ci sono quelli che accettano delle superficie più piccole e che lavorano a mano libera, e le loro opere sono incredibili. Però certe cose sono irrealizzabili su superficie ristrette perché non avresti una visione d’insieme ed è per quello che la parte più importante del nostro lavoro è la parte progettuale e di cantiere.

Certe volte, le aziende hanno un budget da collocare come social responsability e quindi scelgono di investire nell’arte. Queste aziende, più delle volte, rimangono anonime, o si fanno pubblicità pubblicando sui social dei video del cantiere per esempio.

Ti do un altro esempio: l’amministrazione a Milano ha qualche problema con i graffiti (negli spazi liberi), e quindi chiede aiuto dagli street artist. Le realizzazioni sono fatte normalmente con l’aiuto di sponsor. L’ultimo lavoro che abbiamo terminato infatti era finanziato da Fastweb. Non compare in nessuna forma, ma per esempio in questo caso il lavoro doveva essere fatto nei loro colori aziendali, anche se poi in questo caso hanno tolto questo vincolo e quindi si sono distaccati completamente dell’opera. Poi viene messa una targhetta con il nome dell’artista e dello sponsor. In quel caso, i fiori le azalee rappresentano le donne di Quarto Oggiaro, sono famose le donne perché nel quartiere molti uomini sono andati in galera e quindi sono le donne a portare avanti la famiglia. Storicamente è un quartiere malfamato, adesso non più, ma rappresentava la storia del quartiere. E sempre un messaggio stratificato, non sempre ovvio, ma se si scava un po’ di più, si capisce il messaggio “nascosto”.

 

Per quanto riguarda la tecnica, cosa utilizzate, con che mezzo dipingete?

 

Il bozzetto è fatto a mano o al computer, e poi questo bozzetto viene digitalizzato in formato vettoriale, per stampare delle matrici dei fogli per esempio e poter mettere sul muro le proporzioni del disegno. Poi queste linee le tagliamo con dei taglierini, e con colla viene messo sul muro, quindi sul muro in linea di massima, si vedono già i contorni del disegno. Dopo di che, un primer fissativo, che fa di aggrappante tra intonaco e pittura e poi procediamo con acrilici per esterni.

Abbiamo fatto altri lavori con pitture industriali, o al quarzo ma la resa migliore per l’esterno è l’acrilico.

Il fatto che la temporalità dell’opera non deve essere un fattore negativo, dietro ci sono degli investimenti, cerchiamo di fare che la resa sia più che ottimale. Gli acrilici che usiamo tengono circa 5 anni, e le protezioni viniliche per la pioggia sono da mettere alla fine dell’opera. Sono più o meno dei medium lucidi o opachi. Non sempre si possono usare perché devi anche ragionare con l’umidita… altrimenti si formerebbero delle bolle.

Parlaci un po’ della storia del murale che avete fatto a Cremona vicino alla stazione.

 

Il processo è iniziato più di due anni fa. L’abbiamo fatto a giugno 2017. Quasi 2 anni fa, avevo mandato una mail al comune di Cremona per proporre i miei servizi e fare un’opera a casa mia. Ci tenevo a fare qualcosa per la mia città. Inizialmente mi avevano dato un altro muro e avevo progettato qualcos’altro, e poi è arrivata questa richiesta delle Ferrovie dello Stato. Loro davano una quota per la realizzazione, anche perché il quartiere della vecchia dogana è un quartiere in sviluppo, che cercano di sistemare. Il progetto non dovrebbe finire lì, stavo pensando a come continuare l’opera, io ho proposto di continuare l’opera verso un parco che vogliono realizzare. Vediamo…

Con la parte ondulata del muro, è stato un po’ più complicato, ma alla fine il muro è appena inclinato! Si riusciva a lavorare bene… era solo una questione di definire bene le zone d’ombra!

 

C’è anche una tematica musicale su questa opera? No time no Space e una canzone di Battiato…perché questa scelta?

 

La verità te la dico, questo lavoro è stato presentato per la mia tesi, e avevo pensato a questo titolo No Time No Space, perché durante il viaggio in macchina per dare la mia tesi, ho sentito questa canzone. E’ anche correlato al fatto che il viaggio fa parte del luogo… sviluppato dall’inizio, il viaggio fa parte della natura umana. Certe volte uno fa le cose, e solo dopo si capisce il senso, l’arte può essere molto intuitivo.

Hanno aperto a Berlino un museo dello street art, tu cosa ne pensi?

 

Uno dei termini oggi che è molto discusso nello street art è la “gentrification” che e un fenomeno parallelo al progresso. Quando c’è progresso c’è gentrificazione. Si intende di creare, quando un quartiere si riqualifica, che acquisisce valore, si insedia quindi una nuova classe media, che ha delle esigenze commerciali (bar hipster, birra artigianali, ristorante messicano) e lo street art viene coinvolta in questo fenomeno perché ha questo valore di essere urbano. Se guardiamo alla vecchia dogana a Cremona, solo facendo un murales, abbiamo delimitato un’area dove adesso devono fare degli investimenti per renderlo più dinamico.

Altro esempio: il quartiere Isola a Milano, il quartiere della moda, della finanza oggi, negli anni 80 era pieno di graffiti…

Queste attività di gentrificazione si possono vedere anche senza street art, le citte si espandono, i più poveri vengono inglobati, e quindi poi c’è una speculazione edilizia per avere una vita migliore.

Blu a Berlino, è stato uno dei primi a fare d’esempio per questo fenomeno… se l’opera è decorativa e stratificata, a prescindere chi ci vive, tocca un pubblico più ampio.

 

Stai lavorando su qualcosa di nuovo?

Abbiamo terminato il lavoro dei papaveri (Orme). Pensa che la nostra attività si fa generalmente da Marzo a Ottobre. In quel periodo, facciamo 90 per cento del fatturato…

Durante l’inverno, si può lavorare su luoghi più piccoli all’interno.

Dei quadri più personali ne ho fatto qualcuno, ma non mi convincono, sono ancora alla ricerca di un mio stile. Ridurre le dimensioni dell’opera significa aumentare drasticamente il dettaglio… Su un quadro vorrei dare qualcosa di più personale, avere una direzione mia. Qualcuno è in cantina! 🙂

Però, quest’anno è stato un anno pieno e molto positivo. I prossimi 2 anni, abbiamo già 16 murales a Milano, quindi saremo già pieni di lavoro, già prenotati!

 

Vuoi esperimentare altre tecniche? Nel futuro?

Approfondire i miei quadri personali.  Non è una strada semplice ma se uno ha la passione, la fatica non si sente!

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